Cina e Africa, la bomba demografica


Una “invecchia” rapidamente. L’altra è sempre più giovane. Una sconterà un vuoto di manodopera nelle fabbriche, una voragine che potrebbe colpire al cuore il suo stesso sistema produttivo. L’altra dispone di 500 milioni di persone in età lavorativa. Il rapporto tra Cina e Africa - uno degli “ingredienti” che stanno cambiando la geopolitica del mondo - passa anche attraverso l’imbuto demografico. Entro il 2040 – secondo il rapporto “Hidden Dragon, Crouching Lion” del centro Strategic Studies Institute - un giovane su cinque del pianeta sarà africano e il Continente nero vanterà la più grande popolazione in età lavorativa nel mondo: oltre 1,1 miliardi di persone, più di quanto potranno schierare la Cina (o l’India). Entro il 2050, un lavoratore del pianeta su quattro sarà africano. La Cina avrà sempre più bisogno dell’Africa? E l’Africa riuscirà a contenere la penetrazione cinese? Chi ci guadagna e chi perde in questa relazione che a Pechino in tutti i modi cercano di presentare come un’asse sud-sud?
Una cosa è certa. I due giganti - il continente africano e il Dragone – sono sempre più allacciati. Basta dare un’occhiata ai dati. Il commercio tra Cina e Africa ammontava a un miliardo di dollari nel 1990. Dieci anni dopo è balzato a quota 10 miliardi di dollari nel 2000. Venti anni dopo è cresciuto di 15 volte, attestandosi a150 miliardi di dollari. Pechino ha scalzati gli Stati Uniti nel 2010 come primo partner commerciale dell'Africa. Mentre il commercio cinese (esportazioni e importazioni) con il mondo è aumentato di otto volte nel decennio 2000-2010, nello stesso arco di tempo si è moltiplicato per 11 con l'Africa (15 volte 2.000-2.011). Tutti gli indicatori economici fotografano un rapporto sempre più solido. Gli investimenti cinesi in Africa sono quadruplicati, tra il 2005 e il 2009, raggiungendo quota 9,3 miliardi. Nel 2000, le esportazioni cinesi in Africa consistevano per lo più di prodotti tessili e di abbigliamento (28 per cento), macchinari e mezzi di trasporto (27 per cento). Già nel 2009 il volto delle esportazione era cambiato. Radicalmente. Macchinari, auto, cellulari, prodotti elettronici hanno progressivamente invaso le “piazze” del continente – (quasi il 60 per cento delle esportazioni cinesi in Africa). E il flusso inverso? Colonizzato totalmente dalle materie prime. La Cina ha bisogno di saziare la sua – onnivora, travolgente – fame di materie prime, senza le quali si spegnerebbe la sua produzione (e la sua forza). Un terzo delle importazioni cinesi di petrolio proviene dal continente nero.

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