Suu Kyi e il futuro del Myanmar

E ora? Il successo della Lega nazionale per la democrazia, e della sua donna simbolo Aung San Suu Kyi, quali prospettive apre per il Myanmar? Ieri l'exploit della "Signora" - l'inossidabile premio Nobel per la Pace birmana tornata libera nel novembre del 2010 dopo sette anni di arresti domiciliari e 15 di detenzione - è stato baciato dal crisma della ufficialità. Il successo è stato pieno, straripante. Oltre ogni aspettativa: 43 seggi sui 44 in palio nelle elezioni suppletive. Non solo: lo stesso presidente birmano, l'ex generale Thein Sein - l'uomo che sta guidando il processo di "riforma democratica" del Paese - ha ammesso, a margine del summit dell'Asean, l'Associazione dei Paesi del Sud-Est asiatico, che «le elezioni sono state un successo». Incassando, peraltro, l'appoggio dei leader dell'Asean, che hanno «sollecitato la revoca delle sanzioni» contro la ex Birmania.
 Un doppio successo, dunque, tanto per la Suu Kyi che per il presidente Thein Sein. Un successo che però paradossalmente ora si stringe in un imbuto non privo di insidie. Il traguardo sono le elezioni del 2015. Cosa farà la "Signora"? Il suo ingresso nel Parlamento birmano accenderà necessariamente i riflettori sulle condizioni del Paese e suoi tanti buchi neri: dalla condizione degli altri dissidenti ai conflitti etnici. Accetterà Suu Kyi la "corte" del governo dei militari? Come si comporterà - si chiede l'analista indiano Bahukutumbi Raman - se il governo cercasse di cooptarla nell'attuale sistema con l'offerta di un ruolo ufficiale, come il posto di ministro degli Esteri o presidente di una importante Commissione parlamentare? In molti invitano alla cautela. Lo ha fatto la stessa "Signora". E ha ragione. La Costituzione, approvata nel 2008, di fatto le sbarra la strada alla presidenza. L'escamotage usato? I suoi figli sono inglesi. Per una eventuale modifica del testo serve il voto del 75% del Parlamento, una missione impossibile dato che l'Assemblea è dominata dai militari.
Anche Thein Sein, da parte sua, sta giocando la sua partita. È imminente il viaggio in Giappone, mentre il mese prossimo ospiterà il premier indiano Manmohan Singh. L'obiettivo è duplice. Da una parte attirare investitori. Dall'altro, ripulendo l'immagine del regime, arrivare all'abolizione delle sanzioni dell'Unione Europea: Bruxelles valuterà se rinnovare o meno le misure restrittive in una riunione dei ministri degli Esteri il 23 aprile. Ricca di gas naturale, oro e gemme, il Myanmar rappresenta, come scrive l'agenzia "Bloomberg", «uno degli ultimi mercati asiatici ancora tutto da sfruttare». Il prodotto interno lordo pro capite ammonta, secondo le stime del Fondo Monetario Internazionale, a 2,25 dollari a giorno, circa la metà di quello del Vietnam e il 14 per cento di quello della vicina Thailandia. Solo un birmano su 30 ha un telefono cellulare e ancor meno vanta un accesso a Internet.
                                        

Commenti

  1. Consiglio la lettura del libro "il ragazzo che parlava col vento", titolo banale per una vicenda autobiografica di valore storico.

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