La "bomba" Xinjiang

La "risposta" di Pechino non si è fatta attendere. Dopo l'orrore di Kashgar - due uomini armati di coltelli hanno scatenato una caccia al passante nello Xinjiang, uccidendo 15 persone - la polizia cinese ha ucciso due uighuri sospettati di aver avuto un ruolo nelle violenze esplose nella regione. Lo ha riferito il governo locale sul sito Web: le vittime, Memtieli Tiliwaldi, 29 anni, e Turson Hasan, 34, sono state fucilate in un campo al confine della città. Pechino non sembra avere dubbi: gli scontri hanno una matrice terroristica. Secondo quanto emerso da un'indagine della polizia - come informa AgiChina 24 - le violenze sarebbero state pilotate dall'East Turkestan Islamic Movement, una cellula terroristica legata ad al-Qaeda che combatte per l'indipendenza dello Xinjiang. Non solo. I terroristi, sarebbero stati armati di bombe e armi da fuoco e addestrato in un campo terroristico dell'East Turkestan Islamic Movement situato in Pakistan.
Lo Xinjiang come il Tibet, rientra in realtà in quel fascio di "interessi vitali" (i cosiddetti "core interests") che Pechino lega alla stessa sopravvivenza nazionale, «alla sovranità e dell'integrità territoriale» come si legge nei documenti ufficiali. Ed è facile capire perché. Lo Xinjiang costituisce un anello fondamentale per la politica cinese di "proiezione" in Asia centrale e nella regione del Caspio. L'area è poi ricchissima di materie prime. Secondo il National Petroleum Corporation lo Xinjiang "nasconde" 17.400 miliardi di metri cubi di riserve di gas. Ma non basta. L'area rappresenta un settimo della produzione petrolifera attuale del Paese e quasi un quarto delle sue riserve di petrolio. Contiene inoltre più di due quinti delle sue riserve di carbone.                                                            
«Gli aggressori aderiscono a un'ideologia religiosa estremista e invocano il jihad», ha sostenuto ancora il governo dello Xinjiang. «Il loro scopo è quello di sabotare l'unità interetnica e minare la stabilità sociale provocando attriti e conflitti etnici». La minoranza uighura rivendica invece autonomia per la propria lingua e cultura, che sarebbe sul punto di "soccombere" in seguito alla politica dello sviluppo verso ovest deciso da tempo dalla dirigenza cinese, che ha ormai reso la zona a maggioranza han. Rivendicazioni, queste, che spesso trovano sfogo in scontri, il più grave dei quali avvenuto nel 2009 nella capitale, Urumqi, dove persero la vita 200 persone, mentre altre 1.700 furono ferite.

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