Gli Usa e la sicurezza asiatica

Che l’Asia sia diventata l’epicentro della nuova politica mondiale statunitense è ormai noto. L’agenda dei leader Usa è solo una delle tante conferme possibili. Il primo viaggio di Hillary Clinton appena insediata alla segreteria di stato ha visto come destinazioni Giappone, Sud Corea, Indonesia e naturalmente Cina (febbraio 2009). Un anno dopo la Clinton ha ripetuto l’itinerario asiatico. Stesso discorso per il presidente Barack Obama che a novembre 2009 è volato in Cina e l’anno dopo – dopo il sonoro schiaffo nelle elezioni di medio termine – è tornato in Asia (India, Indonesia, Giappone e Corea del Sud) per “tirare su” posti di lavoro. Ospitando poi, a sua volta, il presidente cinese Hu Jintao a Washington. Per non parlare dei viaggi del ministro del Tesoro Usa, Tim Geithner. Insomma i rapporti tra Stati Uniti e Asia sono (e saranno) sempre più stretti. E avverranno al riparo della potenza militare americana. Lo conferma il National military strategy of United States of America 2011, appena licenziato dall’ammiraglio Mike Mullen.


Il documento spazza via qualsiasi reticenza: “Manterremo una forte presenza militare nel nordest dell’Asia per decenni”. E ribadisce non solo la alleanze storiche (Tokyo, Sydney e Seul) ma conferma che gli Usa “estenderanno la cooperazione militare con Filippine, Thailandia, Vietnam, Malaysia, Pakistan, Indonesia e Oceania”. E la Cina? La vecchia tecnica della carota e del bastone. Da un lato il rapporto saluta “il ruolo da potenza” del Dragone. Dall’altro ammonisce: gli Usa continueranno “a monitorare attentamente gli sviluppi militari della Cina e le implicazioni che questi sviluppi hanno sull'equilibrio militare nello Stretto di Taiwan. Restiamo preoccupati per l'entità della modernizzazione militare della Cina, e per il suo sviluppo nello spazio, nel cyberspazio, nei Mar Giallo, Mar Cinese Orientale e Mar Cinese Meridionale”. Per salvaguardare gli interessi americani e dei paesi alleati “saremo pronti a impegnare le risorse necessarie per contrastare le azioni di qualsiasi nazione che metta in pericolo l’accesso e l’utilizzo dello spazio mondiale o che minacci la sicurezza dei nostri alleati”.

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