Cina, l'inflazione galoppa

Nonostante le misure adottate, l'inflazione cinese galoppa. I dati pubblicati dall'Ufficio nazionale di statistica di Pechino fanno sudare freddo le teste pensanti di Pechino: a gennaio l'indice dei prezzi al consumo è cresciuto del 4,9% rispetto allo stesso mese dell'anno scorso, una nuova impennata dopo il +4,6% di dicembre. A preoccupare Pechino sono soprattutto i rincari sui generi alimentari.

I dati sull'inflazione arrivano all'indomani dell'ufficializzazione del sorpasso ai danni del Giappone, 5.879 miliardi di dollari contro 5.474. A Pechino però tirano il freno all'entusiasmo. Il portavoce del ministero degli Esteri, Ma Zhaoxu ha tenuto a sottolineare, come riportato dal China Daily, che nonostante la crescita poderosa il Dragone "resta un Paese in via di sviluppo". La riprova? "La Cina ha ancora una popolazione di 150 milioni di persone che vive al di sotto della sogna di povertà" e che "secondo i dati del Fondo monetario internazionale, la Cina occupa solo il centesimo posto al mondo in termini di Pil pro-capite".

A spaventare Pechino è un vecchio "demone" che continua a strisciare e a riesplodere nella sua storia: il demone delle rivolte. Come scrive l'analista indiano Prem Shankar Jha nel suo Quando la Tigre incontra il Dragone, "nel gennaio 2006 - prima che Pechino oscurasse i dati ndr - i media cinesi riferirono che il numero di turabitive dell'ordine pubblico era salito da 74mila nel 2004 a 87 mila nel 2005. Dieci volte il numero degli incidenti registrati nel 1993". Nel 2007, secondo il calcolo reso nota dal Chennai Centre for China studies, le sommosse erano arrivate a quota 90mila. Ebbene una delle cause delle rivolte - assieme alla corruzione dilagante tra i quadri del partito e alle espropriazioni di terre - è proprio la fiammata sui prezzi.

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