mercoledì 8 gennaio 2014

Le grandi speranze di Springsteen

C’è un fantasma che torna ossessivo nella produzione di Bruce Springsteen. È un fantasma che affiora nella maturità, e che diventa - lentamente e ineluttabilmente - onnipresente. Quel fantasma è la morte. Tanto che l’intera produzione del rocker sembra essere una lunga elaborazione del lutto, un confronto continuo, lacerante con la morte. Una presenza che è diventata negli ultimi album sempre più familiare, intima, vicina. È la morte del fratello di sangue, dell’amico, del compagno di una vita quella che il Boss canta spesso in piccole delicate elegie. In High hopes è il brano The wall a dare voce alla presenza. C’è un uomo davanti a un monumento, c’è il tempo che lavora i vivi quanto i morti. “If your eyes could cut through that black stone/ Tell me would they recognize me?” (“Se i tuoi occhi potessero bucare la pietra nera/ dimmi riusciresti a riconoscermi?”).

giovedì 21 novembre 2013

Arminio, la poesia e la rovina


Raro è l’incontro tra l’intelligenza - l’arte di fare distinzioni - e la poesia - la funambolica dolorosa arte di mettersi a nudo. Franco Arminio è l’uno e l’altro: autore intelligente e autore di poesia (in prosa). Arminio inventa la pratica della paesologia: cercare negli interstizi, in quelli che chiama i confini, nelle slabbrature, nelle crepe, negli orli, nella polvere nera della modernità il varco per uscirne. La paesologia come esercizio del guardare, pratica, vigile e ostinata, dell’attenzione. Il punto di partenza sono i paesi del sud, quei paesi dai quali sembra fuoriuscita la vita ed è rimasta in piedi solo l’ossatura, lo scheletro, l’architettura spoglia, la rovina e la bellezza della rovina. I paesi dell’emigrazione. 

sabato 9 novembre 2013

Cina, ci saranno le riforme al Plenum?

Le «parole chiave» del sogno in salsa orientale, quelle che dovranno modellare la Cina di domani? Le ha elencate, con il solito carico di retorica, la rivista "ufficiale" Beijing Review che dedica ai lavori del "terzo" Plenum del comitato centrale del Partito comunista cinese - si parte oggi e si finisce il 12 a Pechino - un corposo speciale. Gli ingredienti vanno dalla «felicità del popolo» alla «prosperità», dal «grande ringiovanimento della nazione» alle «riforme», che naturalmente devono essere «incisive». Eccola allora la parola che, come un mantra, sta rimbalzando ossessiva alla vigilia di quello che l'agenzia di stampa Xinhua ha presentato come «il più importante appuntamento politico» della casta comunista cinese. La parola "riforme".

giovedì 31 ottobre 2013

Cina e Africa, la bomba demografica

Una “invecchia” rapidamente. L’altra è sempre più giovane. Una sconterà un vuoto di manodopera nelle fabbriche, una voragine che potrebbe colpire al cuore il suo stesso sistema produttivo. L’altra dispone di 500 milioni di persone in età lavorativa. Il rapporto tra Cina e Africa - uno degli “ingredienti” che stanno cambiando la geopolitica del mondo - passa anche attraverso l’imbuto demografico. Entro il 2040 – secondo il rapporto “Hidden Dragon, Crouching Lion” del centro Strategic Studies Institute - un giovane su cinque del pianeta sarà africano e il Continente nero vanterà la più grande popolazione in età lavorativa nel mondo: oltre 1,1 miliardi di persone, più di quanto potranno schierare la Cina (o l’India). Entro il 2050, un lavoratore del pianeta su quattro sarà africano. La Cina avrà sempre più bisogno dell’Africa? E l’Africa riuscirà a contenere la penetrazione cinese? Chi ci guadagna e chi perde in questa relazione che a Pechino in tutti i modi cercano di presentare come un’asse sud-sud?

lunedì 28 ottobre 2013

Cina, l'esercito delle Ong

E' la grande incognita dalla quale dipenderà il volto futuro dell'Impero di mezzo. Quale spessore ha oggi, quale "invadenza" avrà tra trenta anni, in Cina, quella che in Occidente chiamiamo "società civile"? Un dato su tutti basta a fotografare una realtà generalmente sottovalutata - o ignorata completamente - dai media occidentali, propensi a dipingere la Cina come un gigantesco, ipertrofico, famelico Stato-mercato senza società: secondo il rapporto China 2030 della Banca mondiale, entro quella data Pechino disporrà di 200 milioni di lauerati, praticamente più dell'intera forza lavoro del Regno Unito.

giovedì 28 marzo 2013

L'Italia a corto di futuro

"Stiamo legittimando l'egoismo come forma politica, come interlocutore dello Stato, come strumento di riconoscimento sociale e di rappresentanza. E' la stagione dello scontento, dove i doveri conteranno infinitamente meno dei diritti". Analisi lucida, fotografia perfetta della realtà questa scattata da Ezio Mauro. Si adatta perfettamente all'Italia (o quel che resta dell'Italia). Peccato sia stata scritta nel 1993. Il frantumarsi della prima repubblica si è risolto in un'onda lunga che, dopo vent'anni, sembra scoprire solo macerie. La seconda di repubblica, se è nata è nata malata, se deve nascere sembra già inchiodata a un'agonia ininterrotta. A uno sguardo che abbracci questa lunga, lunghissima, transizione non sfugge una costante. Questi anni sono stati segnati dall'irrompere - sguaiato e prepotente- di forze anti-sistema, tutte portatrici di una carica eversiva. La Lega Nord con la (sempre agitata) minaccia di secessione e dei fucili invocati prima di ogni elezione. Il berlusconismo, e la rottura invocata contro la magistratura, cioè contro lo Stato stesso. Ora tocca ai grillini: forza dichiaratamente, mediaticamente, anti-sistema. Non importa che tutte queste forze siano state digerite dal sistema (la parabola del clan Bossi ne è la più evidente conferma: l'anti-sistema si trasforma facilmente in rapina). Quello che importa è che nel corpo della nazione siano stati inoculati veleni difficili da smaltire. Una sorta di gigantesca pericolosa negazione. Non le regole, ma la loro sistematica cancellazione. Non la fiscalità come necessaria alla somministrazione dei servizi, ma la sua evasione. Non il bene pubblico (o comunque lo si voglia chiamare), ma la sua curvatura sotto il peso di interessi privati o aziendali (Berlusconi),  territoriali e "familiari" (Lega Nord). Non la lotta alla criminalità organizzata ma la sua canalizzazione dentro le forme dello Stato. Il risultato? Un paese diviso, sempre più frastornato, ripiegato, senza futuro. Facile preda di nuovi avvoltoi.

martedì 12 marzo 2013

Nord e Sud, eutanasia di una nazione

Nel corpo sfibrato di un'Italia alle prese da oltre vent'anni con un'interminabile crisi (economica e istituzionale), un partito continua a speculare con successo sulla paura, a scommettere sulla divisione, a investire nell'odio. E' un bubbone. Un veleno. Che rischia di compromettere quel po' di solidarietà nazionale che resiste in questo Paese. Oggi le tre regioni del Nord - il motore dell'economia italiana -sono governate da uomini della Lega Nord, nonostante il partito abbia inanellato una serie di scandali, dalle multe per le quote latte (pagate da tutti gli italiani) all'incredibile vicenda del clan Bossi, dalla banca CreditEuronord  finita a gambe all'aria a Finmeccanica e le presunte tangenti incassate, fino agli avvisi di garanzia recapitati in quel di Novara, all'assessore della giunta piemontese guidato da Roberto Cota (per molti un volto gentile del partito, affetto - come ha scritto Pino Aprile - da un morbo da tenere a tutti i costi segreto: suo padre era di San Severo, Foggia).

giovedì 7 marzo 2013

Cina, boom delle spese militari

Più delle dispute territoriali che la oppongono ai (riottosi) vicini di casa, la Cina sembra ossessionata da un altro fantasma: quello della instabilità interna, del possibile frantumarsi di quella crosta sotto la quale si agitano i malesseri e le convulsioni del gigante asiatico. Si impennano ancora - come certificato dal primo giorno di lavori a Pechino dell'Assemblea nazionale del popolo che incoronerà ai massimi vertici del Paese Xi Jinping (presidente) e Li Keqiang (premier) e congederà definitivamente l'era di Hu Jintao e Wen Jiabao - le spese militari cinesi. Ma ancora una volta, e per il terzo anno consecutivo, quelle destinate alla sicurezza interna superano la voce «ammodernamento delle forze militari».

lunedì 4 marzo 2013

Con Xi Jinping la Cina cambierà davvero?

Accolti da un'aria gelatinosa e malsana, con lo smog che è tornato ad avvolgere nelle sue spire la capitale cinese, i quasi tremila delegati stanno sbarcando a Pechino per dare il via, martedì, ai lavori dell'Assemblea nazionale del popolo. Il Parlamento cinese, in 15 giorni, incoronerà ai massimi vertici del Paese Xi Jinping (presidente) e Li Keqiang (premier), congederà definitivamente l'era di Hu Jintao e Wen Jiabao e, soprattutto, svelerà il programma politico a cui resterà inchiodato il gigante asiatico nei prossimi dieci anni.

giovedì 28 febbraio 2013

Bombay, archeologia del futuro

Appena sbarcato dall’aereo che lo ha condotto nel gigante asiatico, Giorgio Manganelli è travolto da una zaffata densa: “Questa – scrive - è l’aria dell’India, un’aria sporca e vitale, purulenta e dolciastra, putrefatta e infantile”. Quando arriva a Bombay, Pier Paolo Pasolini è sopraffatto da una visione: “Monticelli fangosi, rossastri, cadaverici, e una frana infinita di catapecchie, depositi, miseri quartieri nuovi: parevano le viscere di un animale squartato”. E Alberto Moravia crede di scoprire nel paese che lo accoglie un gioco di specchi, la rifrazione tra il reale e il fantastico: “L’India è una concezione della vita, tutto ciò che sembra reale non è reale e tutto ciò che non sembra reale è reale”.

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