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La dittatura delle emozioni

Affondiamo, secondo il filosofo sudcoreano Byung-Chul Han, in una sorta di contemporaneità volatile. Il potere - il cui enigma non ha mai smesso di interrogare la filosofia - ha abbandonato progressivamente la disciplina dei corpi. Si è dematerializzato. Ha preso a circondare, penetrare, colonizzare una "cittadella" rimasta, fino a ora, estranea alla sua presa, entrando dove non era mai arrivato: nella psiche. È il declino della biopolitica, l'ingresso nella psicopolitica. Il tramonto della demografia, il trionfo della psicografia.Ma come è avvenuto questo slittamento? Qual è stato l'agente, il grimaldello della trasformazione? Per Anne-Cécile Robert, si tratta di qualcosa di apparentemente "innocente", sfuggente per natura, evanescente, volatile appunto, ma che gode di un consenso unanime e universale. L'emozione. È sulla sua proliferazione senza freni che si è costituito - scrive l'esperta di istituzioni europee e africanista francese - «un fenom…

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